Italo Calvino: Marcovaldo

MARCOVALDO OVVERO LE STAGIONI IN CITTÀ di Italo Calvino

 

La famiglia di Marcovaldo vive in una mansarda sui tetti della grande città, sul tetto del palazzo di fronte è posta una grande insegna luminosa a intermittenza che reclamizza un Cognac. Marcovaldo tenta inutilmente di insegnane ai figli le costellazioni e i moti della Luna tra un momento di buio e l’altro finché indispettito sta per rinunciare quando un figlio tira con la fionda contro la scritta luminosa ……..

 

E tutti nella mansarda presero mentalmente a contare: uno due tre, dieci undici, fino a venti. Contarono diciannove, tirarono il respiro, contarono venti, contarono ventuno ventidue nel timore d’aver contato troppo in fretta, ma no, nulla, il GNAC non si riaccendeva, restava un nero ghirigoro male decifrabile intrecciato al suo castello di sostegno come la vite alla pergola. -Aaah!- gridarono tutti e la cappa del cielo si alzò infinitamente stellata su di loro.

Marcovaldo, interrotto a mano alzata nello scapaccione che voleva dare a Michelino, si sentì come proiettato nello spazio. Il buio che ora regnava all’altezza dei tetti faceva come una barriera oscura che escludeva laggiù il mondo dove continuavano a vorticare geroglifici gialli e verdi e rossi, e ammiccanti occhi di semafori, e il luminoso navigare dei tram vuoti, e le auto invisibili che spingono avanti a sé il cono di luce dei fanali. Da questo mondo non saliva lassù che una diffusa fosforescenza, vaga come fumo. E ad alzare lo sguardo non più abbarbagliato, s’ apriva la prospettiva degli spazi, le costellazioni si dilatavano in profondità, il firmamento ruotava per ogni dove, sfera che contiene tutto e non la contiene nessun limite, e solo uno sfinire della sua trama, come una breccia apriva verso Venere, per farla risaltare sola sopra la cornice della terra, con la sua ferma trafittura di luce esplosa e concentrata in un punto.

Sospesa in quel cielo, la luna nuova anziché ostentare l’astratta apparenza di mezzaluna rivelava la sua natura di sfera opaca illuminata intorno dagli sbiechi raggi di un sole perduto dalla terra, ma che pur conserva – come può vedersi solo in certe notti di prima estate- il suo caldo colore. E Marcovaldo a guardare quella stretta riva di luna tagliata là tra ombra e luce, provava una nostalgia come di raggiungere una spiaggia rimasta miracolosamente soleggiata nella notte.

Così restavano affacciati alla mansarda, i bambini spaventati dalle smisurate conseguenze del loro gesto,             luna3registax

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