Galileo Galilei

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MONITORAGGIO DELL’ACQUA DEL MENOTRE

Come ogni anno siamo andati sulle rive del nostro piccolo grande fiume per controllare la qualità della sua acqua.

Stiamo seguendo un progetto mondiale sulla difesa delle acque superficiali dal titolo  World Water Monitoring che interessa più di 60 nazioni.

ZZZwwmonitor

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LE PRIME FOTO DI SCENA

Siamo partiti! dopo la scelta degli attori e del gruppo tecnico (costumiste, fotografa di scena, assistente di regia, segretaria di produzione……) abbiamo girato le prime scene del film inserito nel progetto comenius: The Mystery of Europe.

logmysterycorretto

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Mystery of Europw: the trailer

questo è quello che ci attende, ora rimbocchiamoci le maniche e andiamo ……

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Consigli iniziali

oggi nuovi «studi sullo studio» possono aiutare a diventare più efficienti e gestire meglio il tempo. Un com­pendio di accorgimenti salvastudente è quel­lo raccolto nel saggio Studiare è un gioco da ragazzi (ed. Gribaudo, pp. 288, aura 16,90) da Matteo Salvo, primo italiano a conseguire il titolo di International Master of Memory ai campionati mondiali di memoria 2013 e allenatore di Andrea Latorre, il dodicenne che ha vinto la sfida tv Superbrain l’anno scorso.

Il primo consiglio può sorprendere chi è prigioniero di una visione antiquata dello studio ma, a pensarci bene, ha perfettamen­te senso: «Prima di buttarsi nella lettura, è bene capire la struttura di un capitolo: legge­re i titoli dei paragrafi e, ancora meglio, leg­gere (nei testi che lo offrono) il riassunto dei punti salienti alla fine del capitolo» spiega Matteo Salvo. «In questo modo il cervello si prepara a organizzare e strutturare le infor­mazioni che assorbiremo leggendo il capitolo dall’inizio alla fine. E la memoria se né giove­rà. Chi inizia a studiare dalla prima pagina, senza guardare altro, fa come chi parte senza avere idea di dove stia andando».

Lo studio è questione luna web4 di tempo: «Per il massimo dell’efficienza bisogna suddividere lo studio in periodi di 40-45 minuti con pause di 10-15 mi­nuti. Studiare per ore incollati alla sedia, quasi per autopunirsi, non è fruttuoso. Le pause permettono di consolidare nella memoria quanto si è appreso. È come nello sport, dove il recupero fa parte dell’alle­namento, non è un’attività separa­ta» spiega Salvo. «Però le pause devono essere veri momenti di relax del cer­vello: meglio uscire per una piccola passeg­giata o fare 15 minuti di ginnastica che anda­re su Facebook o accendere la televisione». Molto utile anche porsi, come obiettivo, il dover insegnare a qualcuno quello che si è imparato: «Solo quando studio perché devo spiegare un argomento a un genitore o a un amico che non ne sa nulla, imparerò in ma­niera piena e duratura, arrivando a padro­neggiare la materia» osserva Salvo. «Se il genitore chiede allo studente: “Quando hai finito di studiare questa cosa, me la puoi spiegare? Io ormai l’ho dimenticata” il ragaz­zo durante lo studio tenderà a isolare auto­maticamente le cose più importanti, ossia a strutturare in maniera intelligente quanto legge, perché sa che saranno le prime cose da spiegare al suo “alunno”».

Per un motivo analogo, durante le lezioni, conviene prendere appunti a mano . «Chi prende ap­punti, invece, non può scrivere ogni parola ed è costretto a elabo­rare, sia pure in modo approssima­tivo, ciò che ascolta per decidere cosa mettere su carta».

E una volta che tutto l’impor­tante è stato scritto? La scienza ci suggerisce come far fruttare il la­voro a casa: «Invece di leggere e rileggere un testo più volte si pos­sono adottare sistemi che ci fanno fare un miglior uso del cervello. Ad esempio, in fondo ai capitoli dei li­bri scolastici, spesso ci sono do­mande sul testo letto. In genere studenti e insegnanti le snobbano, invece sono utilissime, perché per rispondere si devono recuperare elementi dalla memoria, e facendo così il ricordo della lezione si consolida»

E dopo lo studio? A letto, per poter memorizzare a lungo. Lo con­ferma il neurobiologo Wenbiao Gan, del­la, New York University School of Medi­cine, autore di uno studio uscito su Scien­ce a giugno. «II sonno è fondamentale per lo sviluppo di nuove connessioni neuronali dopo lo studio» sottolinea Gan. «Gli esperi­menti indicano che queste si formano entro dodici ore dallo studio, ma si consolidano solo durante il sonno: mentre dormiamo íl cervello riattiva i sentieri neuronali che cor­rispondono alle cose imparate di recente. È questa riattivazione che modifica le sinapsi e stabilizza la memoria». Come mettere a frutto questa scoperta la notte prima degli esami? «II suggerimento è che è meglio stu­diare parzialmente e però dormire almeno cinque o sei ore che studiare tutto passando la notte in bianco».

Da un articolo sul “Venerdì” di Repubblica.

 

 

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Il pensionamento della Valentini

la professoressa Valentini, la nostra Orlanda, da settembre non è più in organico. Tutti i colleghi le hanno tributato la loro simpatia, ricordando i bei giorni passati insieme.

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Laboratorio di riciclo e riuso

ecco le immagini del laboratorio svolto nell’ambito del progetto “W la Differenziata” sotto la guida dell’esperto Alessandro Pastori.

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