studiare meglio

se ti riconosci in una di queste tipologie, anche in parte, saprai di non essere solo e quindi potrai affrontare i tuoi problemi con più serenità. Se non puoi accedere con il link della figura, leggi sotto le informazioni per lo studente.

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Nella vita scolastica la maggior parte egli studenti ha convissuto con alcune difficoltà che è riuscito a controllare e superare. Chi impegnandosi di più chi colmando lacune didattiche pregresse. Se ciò no avviene, la difficoltà si trasforma in un problema, per evitare ansie e blocchi mentali è bene fare un’analisi delle varie tipologie di studenti, di genitori e di docenti.

LO STUDENTE INCATENATO

E’ quello che vive lo studio come obbligo che quindi perde il piacere della conoscenza. Oppresso dallo sforzo di studiare lo studente si ribella al sistema. Sembra svogliato e disinteressato, invece è schiacciato dal senso del dovere e, dopo aver passato ore sopra i libri aperti con l’incapacità di leggere, di comprendere e di focalizzare l’attenzione, si deprime e rifiuta lo studio.

LO STUDENTE PERFEZIONISTA

E’ quello che ha paura di sbagliare, teme di non corrispondere ad un suo ideale di perfezione. Si impegna in ore e ore di studio, studia dopo cena o al mattino presto. Diventa maniacale nell’esecuzione dei compiti e nel controllo dei risultati che coinvolge anche la famiglia. L’alunno non si diverte più, può diventare isterico e somatizzare l’ansia. Se la famiglia non comprende la situazione può coinvolgere il ragazzo in visite mediche che aumentano l’ansia. E’ il modello Leopardi.

LO STUDENTE TERRORIZZATO

E’ una tipologia molto frequente, lo studente ha paura di esporsi al pubblico, nelle interrogazioni, alla lavagna. Un po’ di ansia migliora la prestazione ma troppa la squalifica. Lo studente teme di essere giudicato male dagli amici o dal docente. Viene colpito da disturbi gastrointestinali, mal di testa, confusione mentale, non si ricorda più cosa ha studiato. Questa paura può essere selettiva, aver paura solo dell’interrogazione, preferire un rapporto a tu per tu con il docente.

LO STUENTE “PRESUNTO” INCAPACE

Se le difficoltà scolastiche durano nel tempo lo studente si costruisce la percezione di essere incapace. Preferisce attività manuali o sportive. Magari ha tentato di reagire ma ha fallito di nuovo, si sente inferiore, è deluso e a volte reagisce con rabbia.

STRATEGIE DEGLI STUDENTI PER …FALLIRE

IPER ANALITICA

L’allievo cura il dettaglio in modo esagerato, cerca tutti i collegamenti possibili tra i vari argomenti. Così però non è più sicuro di nulla (manca sempre qualche cosa).

IL DOVERE DI SAPERE

Moltiplica gli sforzi per memorizzare, aumenta l’autocontrollo e il tempo di studio fino ad arrivare alla nausea. Sottolinea il libro riga per riga invece di evidenziare le parole chiave. Cerca di “ricordare” invece di “capire”.

IL SAPERE COME SFIDA

Dopo un voto basso lo studente vuole subito recuperare ponendosi obiettivi non realistici. Ci si affida alla fortuna andando incontro ad un fallimento annunciato.

STUDIO DISORGANIZZATO

L’allievo studia senza un criterio, ripetendo a memoria le cose. Lo studente semplifica la comprensione riducendola ad un fatto di memoria ( a furia di ripetere qualche cosa rimarrà).

COMUNICARE L’ANSIA

Contrariamente a quanto si pensa, esternare la propria agitazione genera nuova ansia trasformando la paura in terrore. Lo studente spera nell’indulgenza altrui più che nelle sue capacità di superare gli ostacoli.

IL SAPERE DELL’ULTIM’ORA

L’ansia impedisce di studiare, quindi lo studente rimanda tutto all’ultimo momento sperando in strategie di apprendimento miracolistiche (maratone notturne, levatacce all’alba).

LA FUGA

Lo studente evita i momenti di verifica. Marina la scuola il giorno el compito in classe, dell’interrogazione. Si sente male e trova sollievo solo nel pensare che in fondo può non fare l’esame.

L’IGNORANZA COME SOLUZIONE

Non sono portato quindi rinuncio. E’ lo stato d’animo dello studente che crede nel sapere come fattore genetico. Così non si preoccupa di migliorare il suo rendimento e abbandona la scuola.

COPIARE

Lo studente non cerca di capire ma usa nozioni elaborate da altri. Usa la furbizia invece dell’intelligenza. Scaricare informazioni da internet non vuol dire conoscere o capire i concetti.

DOPING

Prendere il caffè, eccitanti, calmanti. Per lo studente è perdente dal punto di vista psicologico: delego il miglioramento delle mie capacità all’assunzione di una sostanza. Il sapere in una medicina.

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foto di scena. Mystery of Europe continua

sono alcune foto fatte in piazza della Repubblica durante le riprese del film per il progetto comenius.

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Galileo Galilei

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MONITORAGGIO DELL’ACQUA DEL MENOTRE

Come ogni anno siamo andati sulle rive del nostro piccolo grande fiume per controllare la qualità della sua acqua.

Stiamo seguendo un progetto mondiale sulla difesa delle acque superficiali dal titolo  World Water Monitoring che interessa più di 60 nazioni.

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LE PRIME FOTO DI SCENA

Siamo partiti! dopo la scelta degli attori e del gruppo tecnico (costumiste, fotografa di scena, assistente di regia, segretaria di produzione……) abbiamo girato le prime scene del film inserito nel progetto comenius: The Mystery of Europe.

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Mystery of Europw: the trailer

questo è quello che ci attende, ora rimbocchiamoci le maniche e andiamo ……

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Consigli iniziali

oggi nuovi «studi sullo studio» possono aiutare a diventare più efficienti e gestire meglio il tempo. Un com­pendio di accorgimenti salvastudente è quel­lo raccolto nel saggio Studiare è un gioco da ragazzi (ed. Gribaudo, pp. 288, aura 16,90) da Matteo Salvo, primo italiano a conseguire il titolo di International Master of Memory ai campionati mondiali di memoria 2013 e allenatore di Andrea Latorre, il dodicenne che ha vinto la sfida tv Superbrain l’anno scorso.

Il primo consiglio può sorprendere chi è prigioniero di una visione antiquata dello studio ma, a pensarci bene, ha perfettamen­te senso: «Prima di buttarsi nella lettura, è bene capire la struttura di un capitolo: legge­re i titoli dei paragrafi e, ancora meglio, leg­gere (nei testi che lo offrono) il riassunto dei punti salienti alla fine del capitolo» spiega Matteo Salvo. «In questo modo il cervello si prepara a organizzare e strutturare le infor­mazioni che assorbiremo leggendo il capitolo dall’inizio alla fine. E la memoria se né giove­rà. Chi inizia a studiare dalla prima pagina, senza guardare altro, fa come chi parte senza avere idea di dove stia andando».

Lo studio è questione luna web4 di tempo: «Per il massimo dell’efficienza bisogna suddividere lo studio in periodi di 40-45 minuti con pause di 10-15 mi­nuti. Studiare per ore incollati alla sedia, quasi per autopunirsi, non è fruttuoso. Le pause permettono di consolidare nella memoria quanto si è appreso. È come nello sport, dove il recupero fa parte dell’alle­namento, non è un’attività separa­ta» spiega Salvo. «Però le pause devono essere veri momenti di relax del cer­vello: meglio uscire per una piccola passeg­giata o fare 15 minuti di ginnastica che anda­re su Facebook o accendere la televisione». Molto utile anche porsi, come obiettivo, il dover insegnare a qualcuno quello che si è imparato: «Solo quando studio perché devo spiegare un argomento a un genitore o a un amico che non ne sa nulla, imparerò in ma­niera piena e duratura, arrivando a padro­neggiare la materia» osserva Salvo. «Se il genitore chiede allo studente: “Quando hai finito di studiare questa cosa, me la puoi spiegare? Io ormai l’ho dimenticata” il ragaz­zo durante lo studio tenderà a isolare auto­maticamente le cose più importanti, ossia a strutturare in maniera intelligente quanto legge, perché sa che saranno le prime cose da spiegare al suo “alunno”».

Per un motivo analogo, durante le lezioni, conviene prendere appunti a mano . «Chi prende ap­punti, invece, non può scrivere ogni parola ed è costretto a elabo­rare, sia pure in modo approssima­tivo, ciò che ascolta per decidere cosa mettere su carta».

E una volta che tutto l’impor­tante è stato scritto? La scienza ci suggerisce come far fruttare il la­voro a casa: «Invece di leggere e rileggere un testo più volte si pos­sono adottare sistemi che ci fanno fare un miglior uso del cervello. Ad esempio, in fondo ai capitoli dei li­bri scolastici, spesso ci sono do­mande sul testo letto. In genere studenti e insegnanti le snobbano, invece sono utilissime, perché per rispondere si devono recuperare elementi dalla memoria, e facendo così il ricordo della lezione si consolida»

E dopo lo studio? A letto, per poter memorizzare a lungo. Lo con­ferma il neurobiologo Wenbiao Gan, del­la, New York University School of Medi­cine, autore di uno studio uscito su Scien­ce a giugno. «II sonno è fondamentale per lo sviluppo di nuove connessioni neuronali dopo lo studio» sottolinea Gan. «Gli esperi­menti indicano che queste si formano entro dodici ore dallo studio, ma si consolidano solo durante il sonno: mentre dormiamo íl cervello riattiva i sentieri neuronali che cor­rispondono alle cose imparate di recente. È questa riattivazione che modifica le sinapsi e stabilizza la memoria». Come mettere a frutto questa scoperta la notte prima degli esami? «II suggerimento è che è meglio stu­diare parzialmente e però dormire almeno cinque o sei ore che studiare tutto passando la notte in bianco».

Da un articolo sul “Venerdì” di Repubblica.

 

 

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